8 July 2008
·cat. Giornalismi
L’era dei mass media “potrebbe essere finita”. Ma il futuro è dei giornalisti.
Secondo Roy Greenslade i giornalisti devono smettere di deprimersi per la crisi dei giornali. Sono preoccupati per il loro posto di lavoro, temono che la pubblicità online non sarà sufficiente a pagare il loro salario, che non vi saranno fondi per le inchieste e per gli inviati all’estero.
E’ vero che gli investitori, secondo Greenslade, non faranno più i guadagni che hanno realizzato nel secolo scorso (profitti del 30% in Stati Uniti e Gran Bretagna). Ma il cambiamento del mercato favorirà un giornalismo specializzato rivolto alle nicchie. Perché, quindi, rimanere attaccati a vecchi editori continuando a deprimersi, a sperare che tutto passi, a credere che online prima o poi sarà come con la stampa - e non cercare, invece di accettare che “il giornalismo diventi gradualmente libero dai condizionamenti del commercio”.
Sarà la fine dei mass media, dice Greenslade. Questo è il concetto che vorrei sottolineare nella visione ricorrente di tanti commentatori e giornalisti. Sta per finire l’era dei mass media e non abbiamo nulla da metterci.
Ho trovato un’altra informazione interessante nel blog di Greenslade: la crisi nella carta stampata è più pesante per quella regionale. E un segnale opposto a ciò che sembrava: fino a un anno fa il mercato della stampa e della pubblicità locale aveva fatto nascere qualche speranza.
Recentemente anche la free press ha iniziato a precipitare (vedi: Free press: è del 25% la “mortalità” delle testate). Una delle cause starebbe nell’inflazione che diminuisce il potere di acquisto. Per l’industria dell’informazione è un segnale di difficoltà, ma per i giornalisti potrebbe essere un segnale di libertà dalla pubblicità dei prodotti. - Non è possibile? - Perché no?
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18 June 2008
·cat. Giornalismi
“Le regole del buon giornalismo appaiono ancora quelle di Edmund B. Lambeth (Committed Journalism). Cinque principi. Verità: senza la presunzione di possederla, nel rispetto della buona fede del lettore. Giustizia: ovvero imparzialità, che non esclude domande scomode, ma distingue cronaca da commento. Libertà: l’indipendenza si tutela se si è liberi, ma anche se non si è scorretti. Umanità: il rispetto della persona i cui diritti soggettivi a volte prevalgono, in assenza di ruoli pubblici, su quelli di critica e di cronaca. Infine, responsabilità, etica della funzione e coscienza del ruolo pubblico della professione. Peccato che queste regole si seguano poco, nella stampa scritta, ma forse ancor di più nel web.”
di Ferruccio de Bortoli (Il Sole 24 Ore/Nòva, 10 aprile 2008). Fonte Infodem.it
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21 May 2008
·cat. Informazione
“La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo. Ogni cittadino può dunque parlare, scrivere e pubblicare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi contemplati dalla Legge.”
Art. 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, Parigi, 26 agosto 1789
“Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso, e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti.”
Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, 1791.
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26 April 2008
·cat. Giornalismi, Informazione

“Agoravox, Mediapart e Rue 89: tre interviste pubblicate da “Le Mensuel de l’ Université” (un magazine interuniversitario online) delineano tre modelli mediatici diversi, tre modelli economici distinti, tre filosofie originali – Tutte e tre le testate però danno grande risalto al carattere partecipativo della loro esperienza e puntano a difendere e a sviluppare il giornalismo investigativo.”
testo originale: articolo Lsdi,
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20 February 2008
·cat. Giornalismi
Da un articolo di Elisio Trevisan pubblicato da Lsdi.it
“Non esiste buon giornalismo senza tempo, e nemmeno buona informazione. E’ sempre il tempo che connota la democrazia, il suo stato di salute, la sua vitalità. Gli editori negli ultimi 30 anni hanno subito una mutazione genetica: dopo aver sostituito del tutto i vecchi editori puri con nuovi imprenditori prestati anche all’editoria, hanno sottratto al giornalismo il tempo, ed ora tagliano i soldi. Incapaci di accettare l’idea di avere a stipendio dei dipendenti “indipendenti” che non timbrano il cartellino e percepiscono più della media degli impiegati e quadri delle loro fabbriche, hanno messo in atto un piano per scardinare l’inaccettabile anomalia.”
Collegato a questo c’è la relazione di Nicola Rabbi pubblicata da Bandieragialla.it
“La tendenza alla spettacolarizzazione nel fare informazione, la mancanza di tempo sono sicuramente due elementi che giocano a favore delle false notizie che si possono raccogliere su internet. Ma è sempre la rete che permette anche di accorgersi di questi errori, di capire come è stata costruita una falsa informazione (e in definitiva di svelare il modo di fare informazione); tutto questo grazie all’attivismo delle persone che popolano la rete.” (2007)
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